Francesco Abbatescianni

Quando avevo poco più di dieci anni, mio papà mi cambiò di barbiere. Invece di farmi tagliare i capelli (allora ricci e biondi) da Lilino vicino alla palestra, o da C. Giovanni (dove C. era il cognome), sempre vicino alla palestra Giovine Italia, mi portò con mio stupore e goduria da Paolo, sotto ai portici di via Dante.

Paolo non era un barbiere, era un parrucchiere. Da uomo, pero parrucchiere.

E il cambio non era formale. Era sostanziale.

Da Paolo non c'erano giornaletti sporchi, non si raccontavano barzellette sporche, non c'era niente di sporco. Paolo era autenticamente grezzo, e lo sentivo dall'accento e dalle consonanti sbagliate, però allo stesso tempo era assolutamente un signore, e gli bastava battere un paio di volte il tacco per far capire ad uno dei "ragazzi" che lavoravano con lui che stava esagerando con il tono o l'argomento o la grezzaggine.

Paolo era un maestro, che stava innovando, evolvendo e cambiando il mondo dei barbieri di Foggia, che da allora non sarebbe più stato lo stesso.

La musica era la filodiffusione, il tono di voce sempre basso, le poltrone in fila e i "ragazzi" sempre nella stessa posizione (da Charlot a Michele fino a Gianni, il più giovane, che veniva da C. Giovanni e sarebbe diventato il mio parrucchiere personale, oltre che un amico).

Per me Paolo era speciale non solo perché aveva una venerazione speciale per mio papà, ma anche per il tratto cortese ma fermo, e per l'ambiente e l'immagine che aveva saputo creare.

Io sentivo distintamente che questo ambiente, questa immagine, queste sensazioni che provavo, e allo stesso tempo le persone, la professionalità, il servizio e il tratto personale, lo stile, tutte queste cose ed altre ancora che magari non avrei saputo enumerare erano tutte insieme la ragione per la quale  mi piaceva un sacco andare da Paolo, e non lo avrei cambiato per nulla al mondo, Per me era unico. 

Qualche anno più tardi, avrei scoperto che questa era la marca, e sarebbe diventata la mia passione e professione.

Passione lo era già da allora, a dire il vero. Solo che non sapevo che cacchio era. Mentre mi facevano lo sciampo o mi tagliavano i capelli, io inventavo idee per migliorare l'immagine (della marca, direi oggi), o l'ambiente e il servizio (esperienza, la chiamerei adesso), insomma avevo il destino segnato, o magari il talento o come vi pare.

Dopo oltre quarant'anni, è cambiato tutto e non è cambiato niente. La marca è ancora una passione e a volte un'ossessione. Continuo a inventare idee per creare, far crescere e prosperare marche di ogni tipo. Anche quando sto dal barbiere.

 

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Cuando tenía poco más de diez años, mi padre me cambió de barbero. En lugar de cortarme el cabello (en ese entonces rizado y rubio) adonde "Lilino" o adonde "C. Giovanni" (donde C. era el apellido), me llevó con mi asombro y placer adonde "Paolo", debajo de las arcadas de via Dante.

Paolo no era barbero, era peluquero.

Para hombre, pero peluquero.

Y el cambio no era formal. Era sustancial.

Adonde Paolo no había revistas sucias, no se contaban chistes sucios, nada estaba sucio. Paolo era de humilde cuna, y lo sentía por el acento y las consonantes incorrectas, pero al mismo tiempo era absolutamente un caballero, y solo tenía que golpear su talón un par de veces para dejar claro a uno de los "chicos" que trabajaban con él que estaban exagerando con el tono o con el tema de conversación.

Paolo era un maestro, que estaba innovando, evolucionando y cambiando el mundo de las barberías de Foggia, un mundo que nunca habría sido el mismo desde entonces.

La música era fina, el tono de voz bajo, los "chicos" siempre en la misma posición en su sillón asignado (desde Charlot a Michele hasta Gianni, el más joven, que vino de C. Giovanni y se convertiría en mi peluquero personal y mi amigo).

Para mí, Paolo era especial no solo porque tenía una veneración especial por mi padre, sino también por el rasgo cortés pero firme, y por el ambiente y la imagen que había podido crear.

Sentía claramente que este ambiente, esta imagen, estos sentimientos que percibía, y al mismo tiempo la gente, el profesionalismo, el servicio y el rasgo personal, el estilo, todas estas cosas y otras que no podría enumerar eran, juntas, la razón por la que me gustaba mucho ir a Paolo, y no lo habría cambiado por nada en el mundo. Para mí, era único.

Unos años más tarde, descubrí que todo esto se llamaba marca, y la marca se convirtió en mi pasión y profesión.

La pasión ya existía desde entonces, para decir la verdad. Excepto que no sabía qué demonios era. Mientras me lavaban o me cortaban el pelo adonde Paolo, yo inventaba ideas para mejorar la imagen (de la marca, diría hoy), o el entorno y el servicio (experiencia, la llamaría ahora). En resumen, tuve mi destino marcado, o tal vez tuve talento, o lo que sea.

Después de más de cuarenta años, todo ha cambiado y nada ha cambiado.

La marca sigue siendo una pasión ya veces una obsesión. Yo, sigo inventando ideas para crear, hacer crecer y prosperar marcas de todo tipo. Incluso cuando estoy en la barbería.

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© 2019 Francesco Abbatescianni

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